Giovedì, 24 luglio 2008
Angolo giovani
Dal Don Orione Oggi di Luglio-Agosto 2008
Missione, servizio… poi il fascino di Don Orione
Dagli Indios ai senza dimora della stazione Termini, fino all’istituto Berna di Mestre. Così Roberto ha maturato la sua passione per contemplazione e carità.
Così ha scelto la sua strada Roberto Filippini, trentaseienne originario della provincia di Lecco, che lo scorso 16 maggio, nella parrocchia della Beata Vergine Addolorata di Mestre, dove presta servizio nella catechesi, ha fatto la professione religiosa perpetua. Da otto anni inserito nella Congrega - zione di don Orione, da cinque anni impegnato a riconfermare i voti temporanei, ha deciso in questo momento di compiere il passo più importante: «Per noi religiosi è come un matrimonio cristiano. Questi sono vincoli, non promesse. Con la professione perpetua mi sono definitivamente consacrato a Dio, ma continuerò anche con il diaconato e poi con il sacerdozio». Ora Roberto presta servizio presso il Centro professionale dell’Istituto Berna nella comunità orionina di Mestre, come assistente nell’insegnamento della cultura etica. «Avvicino tutte le varie classi, e faccio assistenza alle mense delle medie. Con i ragazzi abbiamo legato», racconta Roberto. «La cosa bella è che durante la celebrazione della mia professione sono venuti anche i ragazzi musulmani. Da noi non c’è l’ora di religione, ma le classi sono formate da ortodossi, musulmani e cristiani, praticanti e non. Questa multireligiosità è un bene». Perché Roberto non è certo il tipo da farsi spaventare dalla diversità. Lo dimostra il suo passato: «Quando ero a Roma per la teologia il mio servizio era alla Stazione Termini: lì incontravo dai barboni ad ogni tipo di devianza, ogni tipo di vita “pericolante” l’ho incontrata. Per questo mi sento fortunato». Se l’idea di prendere i voti pare il frutto di una vita intimistica passata a riflettere, nel caso di Roberto si va proprio fuori strada. «Ho cominciato attraverso l’associazione Mato Grosso; da lì, dopo la missione, è avvenuta la mia svolta di vita, ho deciso di fare scelte più radicali, tra cui anche scegliere Dio». Prima i cinque mesi nel Mato Grosso, in Brasile, ad insegnare in una scuola, poi le due settimane nella foresta insieme agli Indios. Ma anche vicino a Lecco Roberto ha avuto un gran da fare: «Lavoravo e vivevo in una casa residenziale per malati psichici e prestavo servizio in una casa di ex tossicodipendenti. La mia giornata era così, tutti i giorni dal lunedì alla domenica. Tutte queste sono state le perle che Dio mi ha dato. Ma allo stesso tempo ho capito che tutto quel fare non mi bastava». Da qui l’incontro con il Cottolengo di Milano e contemporaneamente la lettura della biografia di don Orione, che di giorno si consumava in attività caritative e passava la notte in adorazione, spiega Roberto. Fu questo a convincerlo. «Poi con il mio padre spirituale ho conosciuto il direttore del Cottolengo di Milano. Mi ha colpito molto il suo atteggiamento: l’ho bersagliato di domande e lui, a capo di una struttura così importante, non si è spazientito e mi ha ascoltato, e soprattutto mi ha lasciato libero, senza cercare di “accalappiarmi”». Un buon metodo, spiega Roberto, per avvicinare un giovane come lui all’idea della vocazione; e che, come dimostrato in questi giorni, ha funzionato alla grande: «Io lavoravo da anni e avevo la mia sicurezza economica, la mia indipendenza. Non sarei riuscito, vedendomi “soffocato”. Invece ho visto che con quella proposta l’altro cercava il mio bene. Quel direttore mi disse: pregherò per te, indipendentemente da quello che scegli. Basta che ti affidi a Gesù. Questo mi ha affascinato, e mi ha convinto». Anche noi, figli spirituali dell’Amico dei giovani, non abbiamo timore di proclamare a tutti la Buona Novella e di testimoniare con la nostra vita, perché vogliamo che nessun’anima di giovane sia senza Dio.
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