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Angolo giovani |
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Dal Don Orione Oggi di Luglio-Agosto 2008 |
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Missione, servizio…
poi il fascino di Don Orione |
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Dagli Indios ai senza
dimora della stazione
Termini, fino all’istituto
Berna di Mestre.
Così Roberto ha maturato
la sua passione per
contemplazione e carità. |
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Così ha scelto la sua strada Roberto
Filippini, trentaseienne originario
della provincia di Lecco, che lo scorso
16 maggio, nella parrocchia della
Beata Vergine Addolorata di Mestre,
dove presta servizio nella catechesi,
ha fatto la professione religiosa perpetua.
Da otto anni inserito nella Congrega -
zione di don Orione, da cinque anni
impegnato a riconfermare i voti temporanei,
ha deciso in questo momento
di compiere il passo più importante:
«Per noi religiosi è come un matrimonio
cristiano. Questi sono vincoli,
non promesse. Con la professione
perpetua mi sono definitivamente
consacrato a Dio, ma continuerò
anche con il diaconato e poi con il
sacerdozio».
Ora Roberto presta servizio presso il
Centro professionale dell’Istituto
Berna nella comunità orionina di
Mestre, come assistente nell’insegnamento
della cultura etica. «Avvicino
tutte le varie classi, e faccio assistenza
alle mense delle medie. Con i
ragazzi abbiamo legato», racconta
Roberto. «La cosa bella è che durante
la celebrazione della mia professione
sono venuti anche i ragazzi musulmani.
Da noi non c’è l’ora di religione,
ma le classi sono formate da ortodossi,
musulmani e cristiani, praticanti e
non. Questa multireligiosità è un
bene». Perché Roberto non è certo il
tipo da farsi spaventare dalla diversità.
Lo dimostra il suo passato: «Quando
ero a Roma per la teologia il mio servizio
era alla Stazione Termini: lì
incontravo dai barboni ad ogni tipo di
devianza, ogni tipo di vita “pericolante”
l’ho incontrata. Per questo mi
sento fortunato». Se l’idea di prendere
i voti pare il frutto di una vita intimistica
passata a riflettere, nel caso di
Roberto si va proprio fuori strada. «Ho
cominciato attraverso l’associazione
Mato Grosso; da lì, dopo la missione,
è avvenuta la mia svolta di vita, ho
deciso di fare scelte più radicali, tra
cui anche scegliere Dio». Prima i cinque
mesi nel Mato Grosso, in Brasile,
ad insegnare in una scuola, poi le due
settimane nella foresta insieme agli
Indios. Ma anche vicino a Lecco
Roberto ha avuto un gran da fare:
«Lavoravo e vivevo in una casa residenziale
per malati psichici e prestavo servizio in una casa di ex tossicodipendenti.
La mia giornata era così,
tutti i giorni dal lunedì alla domenica.
Tutte queste sono state le perle che
Dio mi ha dato. Ma allo stesso tempo
ho capito che tutto quel fare non mi
bastava». Da qui l’incontro con il
Cottolengo di Milano e contemporaneamente
la lettura della biografia di
don Orione, che di giorno si consumava
in attività caritative e passava la
notte in adorazione, spiega Roberto.
Fu questo a convincerlo. «Poi con il
mio padre spirituale ho conosciuto il
direttore del Cottolengo di Milano. Mi
ha colpito molto il suo atteggiamento:
l’ho bersagliato di domande e lui, a
capo di una struttura così importante,
non si è spazientito e mi ha ascoltato,
e soprattutto mi ha lasciato libero,
senza cercare di “accalappiarmi”». Un
buon metodo, spiega Roberto, per
avvicinare un giovane come lui
all’idea della vocazione; e che, come
dimostrato in questi giorni, ha funzionato
alla grande: «Io lavoravo da anni
e avevo la mia sicurezza economica,
la mia indipendenza. Non sarei riuscito,
vedendomi “soffocato”. Invece ho
visto che con quella proposta l’altro
cercava il mio bene. Quel direttore mi
disse: pregherò per te, indipendentemente
da quello che scegli. Basta che
ti affidi a Gesù. Questo mi ha affascinato,
e mi ha convinto».
Anche noi, figli spirituali dell’Amico
dei giovani, non abbiamo timore di
proclamare a tutti la Buona Novella e
di testimoniare con la nostra vita,
perché vogliamo che nessun’anima
di giovane sia senza Dio. |
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