Venerdì, 3 settembre 2010
Segretariato per le missioni
La Chiesa è per sua natura missionaria. Essa ritrova il suo volto più essenziale, la sua natura più intima quando è aperta alla missio ad gentes. E' ciò che emerge con chiarezza nelle parole di Gesù prima dell'Ascensione gloriosa al Padre: "Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra. Andate, dunque, e fate discepole tutte le genti, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo" (Mt 28, 18-19).
Questo "manifesto missionario", sgorgato dal cuore del risorto, è l'eredità permanente che Cristo ha affidato ai suoi discepoli. La Chiesa nei secoli non ha mai dimenticato il dovere di portare a tutti la "buona notizia" della salvezza in Cristo, tuttavia, oggi più che mai, il mandato missionario è avvertito con urgenza e determinazione. "II numero di coloro che ignorano Cristo e non fanno parte della Chiesa è in continuo aumento, anzi dalla fine del Concilio è quasi raddoppiato". Per questo sottolinea più avanti il compianto venerabile Giovanni Paolo II, "Sento venuto il momento di impegnare tutte le forze ecclesiali per la nuova evangelizzazione e per la missione ad gentes. Nessun credente in Cristo, nessuna istituzione della Chiesa può sottrarsi a questo dovere supremo; annunciare Cristo a tutti i popoli" (RM 3). L'impegno alla missione non è una chiamata in più, ma è insito nella vocazione profetica di ogni battezzato. Se il fuoco della missione incendierà il cuore di ogni cristiano, si rinnoverà la Chiesa,il mondo, si rinvigorirà la fede, l'identità cristiana, si rinnoverà tutto in Cristo, ci sarà nuovo entusiasmo e nuove motivazioni: la fede, infatti, si rafforza donandola! (cfr. RM 2).
Il fuoco della missione ha animato tutta la vita e l'opera di San Luigi Orione: è stato definito "un cuore senza confini", "apostolo dell'umanità dolorante ed abbandonata"; si è recato due volte in missione in America Latina, da dove scrisse che se avesse voluto il padre visitatore apostolico sarebbe rimasto volentieri in mezzo ai poveri, bisognosi del pane materiale e soprattutto di quello celeste, che il Signore dona attraverso i sacerdoti.
Don Orione non ha tenuto per sé questa passione missionaria, ma l'ha trasmessa a tutta la "piccola opera", contagiando tutti suoi figli e le sue figlie. Da Buenos Aires scrive: "Ho bisogno di personale: quando penso a voi, io vedo tutti uno ad uno, e vado cercando tra di voi e quasi chiamandovi a nome, perché veniate ad aiutarmi a propagare la congregazione in mezzo a questa popolazione ove sì grande è il bisogno di sacerdoti che siano pieni di amor di Dio e delle anime. Su figli miei, preparatevi tutti ad essere apostoli o in Italia o fuori d'Italia" (Let II, p. 237). Era così tanto l'entusiasmo che il santo fondatore infondeva nell'animo dei suoi religiosi che già nel 1940 (l'anno della sua morte) su un totale di 710 religiosi, di cui solo 204 erano sacerdoti, i missionari erano 107: 64 sacerdoti, 32 chierici, 8 fratelli e 3 eremiti.
Anche oggi la famiglia orionina, incarnando lo spirito missionario del fondatore e rispondendo all'appello del Magistero, s'impegna, nella fedeltà creativa alla propria vocazione, a rispondere con generosità e determinazione sia all'urgente necessità della nuova evangelizzazione, sia alla missio ad gentes.


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